CALCIO e DISCOTECHE: UNA DISCRIMINAZIONE INACCETTABILE

Che fossimo il Paese dei "due pesi e due misure" non rappresenta certo una novita'; che, poi, ad essere indirizzari dei pesi maggiori e delle misure piu' stringenti fosse (da sempre) il nostro settore avevamo addirittura imparato a farci l'abitudine fra norme e tassazioni che non trovano riscontri eguali nel mondo.

Nell'immaginario collettivo chi vive e lavora di spettacolo e', per antonomasia, un dopolavorista: il "padrone di un posto che tanto, di giorno, non c'e'" e tanto gli imprenditori quanto i lavoratori lo hanno provato sulla propria pelle in questi mesi di lockdown dove la profonda responsabilita' dimostrata nel chiudere le proprie attivita' ancor prima che fosse un Decreto a stabilirlo a nulla e' servito a far ricordare a tutti che dietro alle luci e agli impianti audio di discoteche, eventi e concerti c'erano 90.000 famiglie: invisibili agli occhi ciechi dei tecnici ministeriali, afoni alle orecchie sorde delle Istituzioni.


Quello che e' andato in scena ieri sera in Piazza a Napoli, dopo la vittoria della squadra partenopea, e' uno schiaffo in faccia a tutti coloro che stanno cercando, con enorme fatica, di tornare nella maniera piu' collaborativa possibile alla propria normalita' lavorativa ed esistenziale, alla propria dignita' personale.



Siamo stati mesi in un silenzio rispettoso delle vittime di questa pandemia e delle loro famiglie consapevoli che c'era chi si era visto portare via da un nemico invisibile un proprio caro senza nemmeno il conforto di poterlo salutare e potergli dire tutto quello che le nostre vite frenetiche ci impediscono di dire nella quotidianita': una tragedia nella tragedia che e' come morire due volte.


Abbiamo atteso pazientemente speranzosi che i singoli Governatori si pronunciassero in Deroga ai Decreti per avere uno spiraglio che ci consentisse di arrestare il processo che vedra', inesorabilmente, molti amici e colleghi non farcela a rialzarsi.

Ed e' proprio al Governatore De Luca, cosi' solerte a minacciare con i "lanciafiamme" gli studenti che avrebbero voluto festeggiare la propria laurea, cosi' efficace nei suoi monologhi a favore di telecamera, cosi' attento ad escludere il ballo (e solo quello) da qualsiasi forma di intrattenimento, che vorremmo chiedere cosa pensa di quanto avvenuto ieri nella sua Citta', se reputa giusto che gestori e stewards debbano improvvisarsi cecchini di anatemi per chi osa alzarsi da un tavolo scongiurando il rischio di sanzioni vessative se non , addirittura, la chiusura dell'attivita'.


Il calcio, si sa, rappresenta l'oppio del popolo italiano da sempre e possiamo comprendere l'entusiasmo che una vittoria cosi' importante possa aver generato nei tifosi napoletani ma non siamo disposti ad accettare nuovamente che a causa di una partita siano le imprese dell'intrattenimento a pagare il prezzo piu' alto.

Abbiamo ancora davanti agli occhi, infatti, le vicende di Piazza San Carlo a Torino e della scellerata gestione, figlia della totale mancanza di professionalita', che ha cagionato morti e feriti.

Da quell'episodio ne e' conseguita una Circolare che ha reso le misure di sicurezza ancora maggiormente stringenti portando molti eventi ad essere, di fatto, economicamente insostenibili e questo perche' una Norma, quando applicata, produce i suoi effetti in maniera totalmente trasversale.


E allora chiediamo, con forza e decisione, che le Norme valgano per tutti.

Non lo diciamo noi lavoratori e non lo dicono i nostri colleghi imprenditori bensi' l'art. 3 della nostra Carta Costituzionale che vieta la discriminazione sotto qualsiasi forma; una discriminazione di cui ci sentiamo oggettivamente vittime e che non siamo piu' disposti a tollerare.


Perche' se va bene quanto successo a Napoli, quanto avviene nelle vie e nelle Piazze delle Citta' ogni fine settimana esigiamo di poter tornare ad aprire le nostre attivita' senza se e senza ma o le piazze e le vie torneremo a riempirle noi con la musica e con la voglia di vivere.


E a quel punto : #ARRESTATECITUTTI.



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